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lunedì 29 dicembre 2008

* Concorso Fotografico Comuni Italiani

Sulla scia di Kix, bravissima fotografa sulla terra e sott'acqua, ho pensato di partecipare anche io al Concorso Fotografico Nazionale indetto da Comuni-Italiani.it a tema Edifici Religiosi e Fontane d'Italia.
Potete visitare le pagine dedicate alle mie foto qui o cliccando sul link nella colonna a sinistra, e anche quelle delle bellissime foto di Kix qui (meritano, andateci!).
Se ne avrete voglia e le foto vi piaceranno potrete lasciare i vostri commenti e votare anche tutte le foto, l'unica cosa non ammessa sono i voti multipli per lo stesso scatto.
Oppure magari potreste partecipare anche voi... chi non ha mai scattato una foto ad una chiesa o ad una fontana?
Il concorso scade il 28 febbraio 2009, dunque c'è tempo, e non è escluso che io continui a candidare altre foto...
Questa è una delle mie, tanto per dare un assaggio...


é la bella cupola di maiolica della Chiesa della Madonna delle Grazie a Pogerola, un piccolo borgo, frazione di Amalfi.

martedì 23 dicembre 2008

* I nostri.... Paguri!


Eccoci qui a fare gli auguri a tutti.... alla nostra maniera...
tantissimi baci a chi passerà di qui... che il futuro sia sereno...

sabato 13 dicembre 2008

* Com'è vivere su una barca a vela?

Sempre più spesso ci scrivono persone per chiederci com'è vivere in barca, come si fa a mollare tutto e scegliere di passare la propria esistenza su una barca. Abbiamo quindi dedicato uno spazio a questo argomento sul sito dell'Associazione, e poi di fare qui la stessa cosa.

all'Elba
E' necessaria una piccola premessa.
La richiesta che ci viene rivolta più di frequente è di avere "i consigli giusti per lasciare tutto e realizzare un sogno": in questo senso non siamo in grado di aiutare nessuno. Non c'è nessuno che possa dare un giusto consiglio per cambiare il proprio stile di vita. La spinta deve venire da dentro, e deve nascere da esperienze e convinzioni che sono personali, e nel caso della scelta di vivere su una barca a vela, dal fatto di aver già vissuto il mare, nel senso pieno e più variegato possibile della parola.

Vivere su una barca a vela può sembrare una scelta molto romantica; moltissimi pensando a noi ci immaginano sempre stesi al sole, in panciolle, lontani da stress e difficoltà, ma non è così; sicuramente ci sono momenti di relax e in cui ci si può godere il bel tempo in santa pace, ma non più di quanto capiti vivendo "normalmente".
Non basta adorare il mare: il mare è un organismo vivo e potente, che va rispettato e temuto e non sempre è facile da vivere quando il tempo è cattivo e non fa caldo.
La prima cosa che chiediamo a chi ci scrive è se hanno già avuto esperienze di vita in barca, anche solo per una settimana, perché vivere in barca è bellissimo, ma è anche molto molto diverso che vivere in una casa, e prima di fare un passo così radicale è bene sapere più o meno a cosa si va incontro; noi possiamo raccontare di tutto, ma l'esperienza personale è sicuramente l'unica cosa che può dare realmente la misura e la consapevolezza del tipo di vita che si fa su una barca.
La nostra scelta è nata da una grande passione per il mare e per la vita semplice ed essenziale, tutto parte da qui, ma comunque prima di fare questo passo entrambi abbiamo avuto diverse esperienze di vita in barca, fatte di vacanze più o meno lunghe , di regate e di vita di mare molto intensa, finché ad un certo punto ci pesava " tornare a terra"... dunque questo passo ci è sembrato molto naturale.
ai fornelli
L'impressione, leggendo le lettere di chi ci scrive, è che il desiderio principale sia quello di allontanarsi da uno stile di vita che non piace, la voglia di "scappare", ma non bisogna pensare al vivere su una barca come ad una fuga: è vero che la sensazione di poter partire in ogni istante dà quel senso di "libertà " che lo rende così affascinante, ma per vivere in questo modo bisogna sentire che è il "proprio modo", altrimenti non si resiste e alla lunga si rischia di vivere tutto come un problema, un sacrificio, una rinuncia.
Le difficoltà ci sono, ma tutto viene ripagato dal "ritorno" che il mare col tempo ti dà e dalla consapevolezza che questo modo di vivere è frutto di una scelta sentita.

Facciamo degli esempi pratici partendo dalle domande che ci vengono fatte più spesso.
Lo spazio
. Ci chiedono come facciamo con gli abiti, le scarpe, e tutti gli oggetti che chiunque possiede. Si sa che su una barca normale lo spazio è ridotto.
Tutto quello che possediamo è la nostra barca e quello che contiene; non abbiamo nessuna casa o box d'appoggio, solo Marco ha qualche attrezzo da lavoro un po' ingombrante in un garage che un'amica, all'occorrenza, gli permette di usare come laboratorio.
Possedere poco è un imperativo categorico, a meno che non si abbia una barca grande... ma il poco e
il grande sono relativi... noi viviamo su una barca di 11,50 mt, che contiene tutto ciò di cui abbiamo bisogno: abiti, pentole, cibo, libri e altro.
La rinuncia a tantissime cose che avevamo in casa l'abbiamo vissuta come una liberazione e non come un sacrificio, e a questo proposito una delle prime domande che ci si deve porre alle soglie di una scelta del genere è: "Sono disposto a ridurre il mio guardaroba da un armadio a quattro stagioni al contenuto di una valigia?"
Inoltre avere altre cose in un box o in una casa a terra non serve, perché non avendole a portata di mano si finisce comunque per non usarle. Alla fine è automatico fare una selezione tra ciò che è veramente utile e necessario e ciò che è superfluo, e non avete idea di quanto sia il superfluo!!
Un'altra cosa fondamentale è che quando si imbarca un nuovo oggetto, il vecchio viene sbarcato, così si evita l'accumulo e soprattutto si tende ad usare le cose fino in fondo.
Quando si è in due il massimo è avere anche gusti e taglie simili, ci si ritrova così il doppio delle cose a disposizione, ma questa è fortuna!
Il movimento. Una delle cose che spaventa di più è il movimento continuo della barca; questo è un falso problema perché con il tempo ci si abitua, anzi è una delle cose di cui sentiamo maggiormente la mancanza quando siamo costretti a passare periodi più o meno lunghi a terra... avete notato? diciamo "costretti a terra", perché ci sentiamo bene qui, a bordo della nostra barca.
Ci si abitua talmente che a volte per rendersi conto che ci si muove bisogna guardare fuori e notare il movimento degli alberi delle barche vicine.

E' ovvio che questo avviene in condizioni di relativa calma, invece quando il Libeccio soffia a 30 nodi, anche al corpo morto in porto si balla, e quando dura due o tre giorni può diventare snervante, sia per il movimento sia per il rumore che sottocoperta si amplifica e quando piove a dirotto non concilia di certo il sonno, ma si fa l'abitudine anche a quello e poi quando ritorna il sole ed il vento si calma, l'uscire in pozzetto ed assaporare quell'aria diventa impagabile.



in testa d'albero
Il freddo e l'umidità. Anche questi sono falsi problemi, nel senso che se ci si organizza non si soffre né l'uno né l'altra. Chi decide di vivere in barca non può pensare di cavarsela con una stufina, perché non riscalda uniformemente e perché funziona necessariamente con la corrente a 220V, e spesso le colonnine delle banchine (per chi è a banchina, inutile parlare di chi non è a banchina, ma al corpo morto come noi, e ha al massimo un generatore a bordo) non la reggono, perché anche la stufa elettrica più piccola ha un assorbimento troppo alto. La prima cosa da prevedere a bordo, dunque, è un impianto di riscaldamento ad hoc, che risolve in parte anche i problemi di condensa, che nei mesi più freddi è inevitabile si formi nei punti in cui il calore interno si "scontra" con le basse temperature esterne. Noi a bordo abbiamo il Webasto, che funziona a 12V ed è alimentato a gasolio, con dei consumi ridotti riscalda la barca perfettamente e previene la formazione di umidità.


I consumi. Dando per scontato che le barche sono al sicuro quando sono in porto, ma non sono fatte per questo, la questione dei consumi di bordo diventa molto importante, o meglio, molto diversa che in casa. Quando si è ormeggiati a banchina con disponibilità di corrente e acqua, una doccia in più o lasciare accesa una luce in cabina, non costituisce un problema, ma in barca bisogna imparare ad usare queste "risorse" con consapevolezza, in modo da poter vivere bene anche quando si naviga o ci si trova all'ancora in una rada. Ed ecco dunque un'altra domanda da porsi: Sono disposto a liberarmi dall'ossessione della doccia tutti i giorni, capendo che anche senza si può essere ugualmente puliti, e a fare attenzione sempre all'uso dell'acqua e dell'energia elettrica?"

Il bucato. A meno che non si viva su una barca molto grande, dotata di lavatrice, e di conseguenza di un grosso generatore, o che abbia la possibilità di stare a banchina, il bucato va fatto a terra. Le ormai onnipresenti lavanderie a gettoni in genere hanno anche delle macchine asciugatrici, ma qualche volta il bucato si può stendere a bordo con una cima messa a mo' di stendino dal paterazzo allo strallo di prua o alle sartie, ma attenti al vento! Rischiate di perdere tutto in mare! Di stirare, ovviamente, non se ne parla nemmeno, sempre per la questione dei consumi e dello spazio. Le parole d'ordine sono praticità e organizzazione!
I costi. La manutenzione della barca nel Mediterraneo, soprattutto in Italia, ha dei costi molto alti. Partendo dal presupposto che parliamo da persone con un reddito medio, tutto quello che guadagniamo viene utilizzato per mantenere la barca e per il nostro sostentamento, senza sprechi o acquisti superflui, di cui tuttavia non sentiamo assolutamente la mancanza.
Un grosso risparmio si può avere se si sa dove mettere le mani in caso di guasti agli impianti o alle attrezzature. Gli interventi tecnici specializzati sono molto onerosi e spesso vengono eseguiti con tempi troppo lunghi per chi sulla barca ci vive, per esempio il dover stare qualche settimana a bordo con la barca sull'invaso è una gran rottura di scatole, se i lavori di carena si è in grado di eseguirli da soli si fa prima e si risparmiano soldi e seccature.
Per acquisire competenze del genere ci vuole predisposizione ai lavori manuali e tanta esperienza, e anche questa è una cosa da non sottovalutare.

Detto tutto questo, vogliamo sottolineare che non è assolutamente nostra intenzione scoraggiare chi sta pensando di andare a vivere su una barca: è un'esperienza bellissima ed è una scelta di vita appagante, pur con tutte le sue difficoltà, ma è appunto una scelta di vita, pertanto va ponderata.
Per concludere, l'unico consiglio che possiamo dare è di fare prima un po' di esperienze, non è una scelta che si possa improvvisare, noi per arrivarci ci abbiamo messo anni, molti dei quali senza avere nemmeno la consapevolezza di voler arrivare a questo passo, ed è stato un processo naturale e lento che è cresciuto dentro di noi e che alla fine ci a portato a quella che ci sembrava l'unica strada possibile per sentirci realizzati.
Quindi interrogatevi a fondo e pensate soprattutto che il desiderio di cambiare vita e di abbandonare gli schemi più comuni non deve essere la spinta a vivere in barca, ma sarà la conseguenza di questa scelta.

mercoledì 10 dicembre 2008

* Marosi a Marina di Pisa

Il 5 dicembre il libeccio ha sferzato la costa toscana...
questa è Bocca d'Arno in condizioni di calma, uno dei tipici retoni da pesca

il 5 dicembre lo stesso retone era in balia dei marosi, il mare si scontra col fiume...

e ancora, altro retone col bel tempo,


e venerdì traballante nella tempesta....


Poi sono andata a vedere il mare da Marina di Pisa...
le foto parlano da sole....







domenica 7 dicembre 2008

* Le spadare, incubo del Mediterraneo

Le spadare sono delle reti a maglie larghe, 43-45 cm (la maglia massima consentita è di 18 cm), che si estendono fino a 30 km e sono alte fino a 15 metri, e che vanno alla deriva in alto mare, catturando non solo il pesce spada, come suggerirebbe il nome, ma anche specie in pericolo di estinzione come gli squali, le tartarughe marine e i cetacei…
I capodogli muoiono per sfinimento dopo ore di agonia. I delfini non riescono più a riemergere e soffocano. Si stima che nel solo Mediterraneo queste reti siano arrivate ad uccidere 10 mila cetacei ogni anno. In altri mari rappresentano la prima causa di morte dei cetacei.
E nel mare, si sa, bisogna mantenere un equilibrio altrimenti sono problemi per tutti.
Le spadare alla deriva, infatti, non sono tese, gli animali che nuotano nei loro pressi generano piccole correnti e le attirano restando fatalmente intrappolati, caratteristica per la quale si sono guadagnate l'appellativo di muri della morte.
Per questa ragione 16 anni fa le Nazioni Unite hanno votato per una moratoria contro l’uso di queste reti. La Comunità Europea le ha proibite definitivamente soltanto 6 anni fa, in Italia però c’è chi continua ad usarle…
La pena sarebbe il sequestro della rete e poi c’è una sanzione amministrativa di circa 4 mila euro.
Il condizionale è d'obbligo visto che nonostante dal giugno di quest’anno, dietro pressioni della Comunità Europea (che sosteneva come fosse "ampiamente provato che il sistema di controllo e sanzione applicato in Italia in merito alle reti derivanti sia del tutto, insufficiente") sia stata introdotta la norma che permette il sequestro della rete anche in porto, sanzionando la detenzione (mentre prima si dovevano sorprendere i pescatori in mare con la rete calata) nella pratica molto spesso le reti vengono lasciate in custodia agli stessi proprietari dei pescherecci vietandone l’utilizzo con un sigillo, perché purtroppo in molti casi gli operatori di Polizia non hanno gli strumenti per gestire la rete sequestrata, non ci sono i fondi per la detenzione, né per il trasporto né per la distruzione.
Ma queste reti possono arrivare a costare fino a 20 mila euro, è difficile credere che chi pesca illegalmente si faccia tanti scrupoli e non le utilizzi di nuovo.
Se le 700 spadare esistenti dieci anni fa siano ancora in attività non è facile dirlo.
Ma dai pescatori calabresi i giornalisti in una recente trasmissione di Rai tre, Report, sono venuti a sapere che tra San Lucido, Cetraro e Bagnara ci sono 100 barche che praticano questa pesca illegale.
Report ha messo in evidenza il caso di Bagnara Calabra, a 170 km a sud di Cetraro, che è un "porto franco": qui le reti vengono sbarcate, ma nessuno le sequestra. Gli uomini della Capitaneria stanno a guardare, senza neppure fingere di non vedere: transitano dal porto, danno un’occhiata e vanno via.
Gli acquirenti sono le pescherie e i grossisti, che vengono anche da molto lontano. Le operazioni durano ore, ci sarebbe tutto il tempo per organizzare gli interventi di sequestro, che comprenderebbero anche il pesce se pescato con un attrezzo illegale. Invece si vedono stive di pescherecci che si svuotano per riempire i tir…
Addirittura un’auto della polizia municipale scorta fino in porto il tir che presto si riempirà di pesci spada. Uno finisce anche nel bagagliaio del vigile.

Capita che i pescherecci vengano sorpresi a salpare la rete illegale con il suo bottino, alla vista della motovedetta della Capitaneria tagliano la rete, tentando poi di dimostrare che il pesce spada l’hanno pescato con attrezzi autorizzati: reti a strascico, palangari, ferrettare e attrezzi da posta, anche se alla verifica a bordo hanno chilometri di spadare, e di ferrettare nemmeno l'ombra.
La ferrettara, che e’ una rete simile alla spadara ma con le maglie più piccole (18 cm) e lunga al massimo 2 km, è stata introdotta dall’allora ministro delle politiche agricole del governo Prodi, Michele Pinto, proprio nel periodo in cui il regolamento europeo contro le spadare era in via di definizione
(il decreto sull'uso delle ferrettare è stato poi firmato dall'allora ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro nel maggio 2006). Con la ferrettara non sarebbe possibile pescare il pesce spada ed il tonno, visto che se ne autorizza l’uso soltanto entro le 10 miglia dalla costa, anche se non può avere alcuna redditività sotto costa: risultato i pescatori che pescavano con la spadara, hanno imbarcato le ferrettare e le utilizzano normalmente a distanza ben oltre 10 miglia.
Per dirla in altri termini, Report sostiene che dato che la ferrettara o si usa illegalmente per la pesca del pesce spada o non ha senso utilizzarla, e dato che risulta difficile credere che i tecnici dell’allora ministero non lo sapessero, la ferrettara sia solo un modo per "mimetizzare" l'uso delle spadare.
Inoltre la ferrettara e la spadara quando sono ammucchiate sembrano la stessa cosa, ma le spadare sono riconoscibili dal tipo di filato e dalla larghezza della maglia.

Nel 1997 sono stati distribuiti 100 milioni di euro dei contribuenti italiani ed europei ai pescatori per aiutarli a passare dalle spadare ad altri sistemi di pesca, dopo 5 anni, nel 2002 sarebbe entrato in vigore il divieto di utilizzo, dando così tempo ai pescatori di cambiare metodo o attività.
Hanno aderito quasi tutti facendone richiesta, perché il piano era volontario, sono stati indennizzati per dismettere le spadare e non l’hanno fatto: continuano a buttare km di reti a maglie larghe, una frode vera e propria.
Secondo il regolamento "il pesce spada si può pescare solo con l’amo o l’arpione"; quella con l’arpione è la pesca tradizionale del pesce spada nello stretto di Messina. Non crea alcun danno alla popolazione dei pesci spada o alle altre perché è selettiva, è di sicuro una lotta crudele, ma è alla pari e la morte del pesce è immediata.
E’ illusorio voler credere che la pesca al pesce spada sia questa, non può che fornire un numero limitato di ristoranti.
Barche che praticano questo tipo di pesca ce ne sono circa una quindicina tra lo stretto di Messina e in Calabria.
Ormai sarebbero da considerare un reperto storico da tutelare, ma non hanno avuto particolari finanziamenti per mantenere questa attività, con cui in 4 mesi (una stagione) mediamente si pescano un centinaio di pesci, vale a dire lo stesso numero medio di pesci spada che riesce a recuperare una spadara in una gettata.
Oltre tutto il pesce spada è catalogato come specie in pericolo, e quando un predatore sparisce si interrompe la catena alimentare e si altera tutto il sistema.
La sua cattura è stata regolamentata 10 anni fa, in cambio di indennizzi pagati da tutti noi. Siccome però è prassi non rispettare le regole, per evitare che a qualcuno venisse in mente di cambiare idea, i pescatori si sono dati da fare per tempo e ad inizio stagione hanno bloccato i binari, una settimana dopo hanno incontrato l’On. Fini, e in 48 ore la Camera dei Deputati ha approvato un ordine del giorno con cui impegnava il governo, in sede comunitaria, ad attenuare le sanzioni per chi pesca con attrezzi illegali, ma con che faccia? dopo che la Commissione Europea ci ha richiamato perché non abbiamo abbastanza controlli e non applichiamo le sanzioni...

Secondo Report i nostri governi finora hanno praticamente coperto e agevolato una frode comunitaria ai danni dei contribuenti europei e dei pescatori onesti.
Il controllo in mare non può arginare alcun fenomeno di illegalità, almeno finché le sanzioni saranno inferiori ai ricavi, finché non si arriverà al sequestro della licenza, ci sarà sempre qualcuno che non si farà alcuno scrupoli.

Ma forse potremmo tornare ad avere un equilibrio se verranno gestiti come si deve i 424.342.854 euro che stanno per arrivare per "creare i presupposti per lo sviluppo sostenibile delle zone di pesca".
A gestire i soldi saranno le Regioni ponendo dei limiti allo sfruttamento e poi facendo rispettare le regole, questo aiuterebbe la parte sana del settore, i pescatori onesti, che di solito sono anche quelli che urlano poco.
Continuo ad usare il condizionale... e per citare ancora una volta le parole dei giornalisti di Report "siccome bisogna pur vivere, siccome tutti tengono famiglia, il reato si perde in mare dove furbi e poveracci impoveriscono il patrimonio di tutti"

Per chi volesse approfondire, le associazioni ambientaliste denunciano da anni la situazione: potete leggere il rapporto "Operazione Spadare" di Ilaria Ferri, il "Rapporto spadare di Greenpeace", le "schede spadare del WWF", la legislazione sulle spadare su Legapesca

foto via web di Ilaria Ferri
Direttore Scientifico e Responsabile rapporti internazionali
Ente Nazionale Protezione Animali

martedì 2 dicembre 2008

* La mia visione periferica

Oggi ricevo via mail questo oroscopo dei gemelli dalla mia collega in lavagnettittudine, nonché in gemellitudine, Tatuanja di NSD:
"In media battiamo le palpebre 17mila volte al giorno. Nel prossimo futuro, però, ti consiglio di ridurre quest'attività: ti troverai davanti cose importanti, interessanti e utili, ma allo stesso tempo rapide e fuggevoli. Battendo le palpebre troppo spesso potresti fartele sfuggire. Quindi spalanca gli occhi e tienili aperti più a lungo, Gemelli. Ogni tanto ricordati anche di controllare la tua visione periferica. Comincia subito: che sta succedendo di sottilmente sorprendente proprio vicino a te in questo momento?"

Cosa sta succedendo intorno a me? la mia visione periferica percepisce che qui piove, piove, piove, piove e tira vento e la barca si scuote tutta, sembriamo i due (perché il terzo non c'è) porcellini nella casetta di legno con Ezechiele lupo che soffia e cerca di far volare via il tetto, per fortuna però il nostro "tetto" è pesante e nonostante i 30 nodi di libeccio non vola via...
e il nostro barchino è affondato a causa della pioggia che lo ha rempito (forse anche una piccola falla però...), per fortuna la poppa è rimasta fuori a galleggiare perché è riempita di schiuma poliuretanica, però abbiamo perso il casottino del Fido generatore, e tre, dico tre, delle taniche che usiamo per fare acqua!!!!
Sono stata a vedere l'Arno: è incavolato nero, l'acqua vicino alla foce ha superato gli argini e sommerge anche i pontili dei cantieri, manca poco che le barche che sono in acqua montino sul cemento delle banchine, le onde formate dal libeccio entrano nella foce del fiume e contrastano la corrente contraria, che di suo porta avanti con sé tronchi enormi, frigoriferi, copertoni, e quante altre schifezze gli stupidi esseri umani buttano sugli argini scambiandoli per discariche...
Tatuanja spero tanto che la tua visione periferica sia migliore della mia!!!
Foto non ce ne sono, perché la foto in quanto statica non rende la furia degli elementi di questi giorni...

mercoledì 26 novembre 2008

* Hai sete ? Passa prima dalla cassa...

acqua
Proclamata nel 1993 dall'Assemblea delle Nazioni Unite, ogni anno il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell'Acqua: perché la carenza di acqua è una emergenza mondiale e in alcune aree del pianeta è una vera e propria catastrofe.
Nei paesi occidentali si stima che il minimo vitale a persona siano 50 litri di acqua al giorno, necessari per i bisogni primari come bere, cucinare, lavarsi. Ma nel mondo una persona su sei non ha accesso a questa quantità, e ogni giorno TREMILA OTTOCENTO bambini (provate a contare fino a tremiaottocento!!) muoiono perchè non hanno acqua potabile e non hanno a disposizione servizi igienico-sanitari appropriati.
L'acqua non è ancora un diritto, e la negazione di questo diritto è anche la negazione del diritto alla salute, alla dignità umana, al cibo, in una parola il diritto alla vita.
Mentre si parla delle stime per l'anno 2025 in cui circa 1,8 miliardi di persone vivranno in Paesi o regioni con assoluta mancanza d'acqua, e del fatto che oltre due terzi dell'intera popolazione mondiale potrebbero dover fronteggiare una situazione di scarsità; mentre la gestione sostenibile, efficiente ed equa di limitate risorse idriche diventa una delle sfide centrali di questo secolo assieme al riconoscimento del diritto universale all'acqua come elemento centrale per lo sviluppo umano e strumento di lotta alla povertà, i nostri governanti annusano l'odore dell'oro del futuro... e si preparano a "far galleggiare le loro papere"...

Ieri ho ricevuto per email questo articolo a firma di Rosaria Ruffini, docente di teatro allo Iuav di Venezia (Istituto Universitario di Architettura di Venezia)

rosaria ruffini
[* attenzione c'è un errore nel richiamo alla legge: l'articolo 23-bis fa parte della Legge 133 del 6 agosto 2008 e non del D.L. 112-2008 che è il decreto attuativo della suddetta legge.]
come ha scritto, giustamente, chi mi ha mandato la mail...

Hai sete ? Passa prima dalla cassa...

domenica 16 novembre 2008

* L'oggetto misterioso: come si sopravvive alla boa e novità filibustiere

Da quando siamo rientrati dall'Elba, vale a dire da settembre, come molti di voi già sanno, siamo ormeggiati alla boa di fronte al Muro del pianto (qui la spiegazione del perché questo tratto del Molo Mediceo di Livorno ha questo nome).
Da queste foto potete farvi un'idea della distanza che c'è tra la Filibusta e la terraferma

poppasi intravede il nostro vicino, un un motoscafo DC 9, e sulla nostra poppa due file di barche, alcune alla boa, altre a banchina.

distanza da terraPer scendere a terra fino a poco tempo fa usavamo il nostro tender, che però a furia di stare in acqua stava diventando una colonia di denti di cane e alghe di vario tipo, rischiando di non arrivare alla prossima estate. Fortuna ha voluto che un nostro carissimo amico, nonché vicino di barca, ci ha ceduto il suo barchino avendone trovato per sé un altro più "performante".
Aveva bisogno di qualche cura, ma in questo il Capitano è maestro: lo ha resinato dove era necessario, ha sistemato una tavola sul fondo e lo ha dotato di una tavola sulla poppa che funge da seduta, infine il nostro motorino-tagliaerba da 2,3 (scarsi) cavalli ha trovato collocazione sulla poppa, ed eccolo qui, vi presento il nostro nuovo mezzo da sbarco:

barchinoOra nessuno di voi si chiede a questo punto come facciamo a sopravvivere senza corrente, qui in mezzo al mare (si, siamo in porto, ma sempre in mezzo al mare siamo)?
Considerate che oggi è la prima giornata di sole dopo 20 giorni di pioggia ininterrotta, che le ore di sole sono diminuite, e che il sole è anche meno forte, dunque i pannelli solari non ce la fanno a tenere le batterie cariche... e come si fa???? e qui compare l'oggetto misterioso...
secondo voi cos'è questo "coso" che fa bella mostra di sé sulla prua della Filibusta?

qualcuno potrebbe pensare che abbiamo preso un cagnolino a bordo, e che questa è la sua cuccia...
effettivamente sotto c'è un Fido... ha quattro zampe sì, ma è... un generatore!!!!

generatoreGrazie ai regali di nozze abbiamo potuto comprarne uno, funziona a benzina ed è davvero prezioso perché producendo corrente a 220 Volt ci ricarica le batterie, scalda l'acqua per la doccia e, all'occorrenza, fa funzionare phon e tagliacapelli... ma aveva bisogno di una protezione dalla pioggia che lasciasse nello stesso tempo passare i gas di scarico della sua marmitta...
il Capitano ha detto: -"Ora metto insieme qualche tavoletta di legno e gli faccio un casottino alla bellemeglio con uno sportellino per la marmitta".
Ma la bellemeglio del Capitano è relativa: si è presentato con questa cuccia alliccatiella*... è preciso anche quando non vuole...
Così il nostro Fido generatore quando non lo usiamo resta protetto, e se piove lo si può usare in tutta sicurezza... e noi nonostante la pioggia (che rompe ugualmente perché ci bagna completamente quando scendiamo a terra) viviamo tranquilli in mezzo al mare (vabbé... al porto) sulla nostra Filibusta.

* Termine dialettale napoletano= rifinita e curata nei minimi particolari

sabato 15 novembre 2008

* Blogger imbavagliati...

I blog sono scomodi, la rete fa paura...

snoopy writer
leggo nel blog di Pino Amoruso, Aschenazia, e ritengo doveroso far girare quanto segue:

Dal blog di Beppe Grillo:

"Franco "Ricardo" Levi, ha depositato alla Commissione Cultura della Camera, la famigerata Levi/Prodi. Detta anche legge "ammazzablogger". Legge che va ribattezzata in Levi/Veltroni grazie alle nuove clausole.

In sostanza:

- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di "stampa clandestina": due anni di carcere e sanzioni economiche.

Un blogger può scegliere se iscriversi al ROC, e correre il rischio di una delle innumerevoli denunce penali e civili sui reati a mezzo stampa che risalgono al Codice Rocco del fascismo o, in alternativa, entrare in clandestinità prima di entrare in galera. Insomma, può impiccarsi o spararsi un colpo in testa.

La Commissione che deve esaminare la proposta di legge inizierà a breve i lavori sulla "ammazzablogger". Un sostegno da parte della Rete la aiuterà a prendere le decisioni.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?), noi neppure.

E' ovvio che invito tutti a diffondere e a far "RETE"

Firma le petizioni online
http://firmiamo.it/noallaleggeantiblog
http://www.petitiononline.com/noDDL/petition.html

Free Blogger

Io ho già firmato...

martedì 11 novembre 2008

* La grande "civiltà" della Danimarca massacra i globicefali

Quella che vedete qui sopra è una baia delle Isole Feroe, in Danimarca, e quella chiazza rossa non è data da alghe rosse in proliferazione incontrollata...
Da Wikipedia:
"la Danimarca è diventata una monarchia costituzionale nel 1849 dopo che, sin dal 1660, era stata una monarchia assoluta. Dal 1901 è una monarchia parlamentare. Con oltre mille anni di durata la monarchia danese è la seconda più antica del mondo, seconda soltanto a quella giapponese. La Danimarca fa parte dell'Unione europea. A partire dalla seconda metà del XX secolo la società danese è stata parzialmente caratterizzata dall'adozione del cosiddetto Modello sociale scandinavo basato su di un'ampia diffusione dei servizi pubblici. Secondo uno studio pubblicato dall'UNESCO, la Danimarca può fregiarsi del titolo di "paese più giulivo" della Terra."

Ora, nel paese più giulivo della terra, nel 2008, ancora succedono cose come questa:
Questa foto, come le altre che pubblico, parla da sola, ma merita qualche dettaglio in più:
ormai da tantissimi anni, in Danimarca, precisamente nelle isole Feroe (in lingua danese Fær Øer Islands) avviene sotto silenzio una vera e propria strage dei cetacei della specie Globicephala melas (Famiglia Delphinidae), comunemente chiamati in italiano globicefali (in inglese pilot whale e in spagnolo calderones).
I globicefali sono pacifiche creature che raggiungono la lunghezza di 5-7 m e un peso di oltre le 2t; vivono in branchi numerosi, composti per lo più da femmine adulte con i propri piccoli, vivono mediamente 50 anni e sono animali molto socievoli, tanto socievoli e curiosi che hanno la particolarità di avvicinarsi curiosi alle imbarcazioni (io ho avuto la fortuna di vederli al largo della costa calabra).
Questi delfinidi vivono in tutti i mari del mondo, eccetto che nelle acque troppo fredde del polo.

Ogni anno la popolazione delle isole Feroe pesca e si nutre di circa 1000 cetacei. La carne dei globicefali copre circa una quarta parte del consumo totale di carne in questa zona.

La pesca a fini alimentari ha un suo senso, è una cosa più o meno (a seconda dei punti di vista) normale...
Ma qui si parla di creature a rischio di estinzione, che non vengono semplicemente pescate ma massacrate brutalmente.
Una mattanza sconsiderata, crudele e orripilante a cui prendono parte gli adolescenti per dimostrare così di entrare nell'età adulta.


La IUCN, Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, organizzazione non governativa internazionale con sede a Gland (Svizzera), è una delle più autorevoli organizzazioni in materia di conservazione della natura e l'unica organizzazione specializzata nelle tematiche dell'ambiente che ha un posto di osservatore nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La IUCN ha stilato quella che viene chiamata "Lista rossa" dove sono segnalate le specie in pericolo, tra cui anche il globicefalo (qui potete trovare la scheda).
Nella riunione del 25 settembre 2008 le Nazioni Unite nella loro relazione annuale sui progressi compiuti verso gli obiettivi di sviluppo del millennio, hanno incluso di "ridurre significativamente il tasso di perdita della biodiversità entro il 2010".
I progressi saranno monitorati misurando la percentuale di specie minacciate di estinzione - calcolata con la Lista Rossa IUCN - che tra le altre specie include anche il globicefalo.


Su molti siti che ho visitato dove si parla di questa strage annuale, ci si meraviglia che gli organi di stampa e la televisione non ne facciano parola, io ho smesso di stupirmi, oramai mi sembra palese che i mass media comunicano cosa e come conviene...

La Danimarca dal suo canto sostiene da sempre l'uccisione delle balene e delle foche in Groenlandia compresi gli animali in via di estinzione, come le balene.
Ora attacca apertamente l'Unione Europea nella sua difesa delle balene uccise illegalmente dai giapponesi, dagli islandesi e dai norvegesi; parla di "imperialismo culturale" e si difende dicendo che le Isole Fær Øer e la Groenlandia non fanno parte dell'Unione Europea.
Se questa è la "grande cultura" dell'antica Danimarca, ogni commento è superfluo... fanno semplicemente schifo.
Qualche approfondimento lo trovate qui, e per chi ha lo stomaco forte e i nervi saldi qui c'è un video dello scempio.

* Festeggiamenti salernitani, la saga infinita del nostro matrimonio...

Dite la verità... pensavate fosse finita 'sta storia del matrimonio? e invece no!
Questo contributo è però dovuto a chi non è potuto essere presente e sarebbe voluto esserci, quindi procedo col racconto dei giorni passati a Salerno.

Da Parigi siamo volati direttamente a Napoli e poi da lì abbiamo raggiunto Salerno, dove abbiamo trovato temperature quasi estive e delle giornate, come diciamo da quelle parti, di "pateterno" (trad. per i non-campani: padreterno, cioè paradisiache).
La Mami, come suo solito, ha superato le umane misure e ha preparato un buffet megagalattico, cucinando tutto da sola (o quasi)...

buffetio, che ho contribuito alla preparazione di alcune cose anche se solo in minimissima parte, trovavo che avesse un tantino esagerato, ma ho dovuto ammettere che è stata lungimirante: eravamo in 66 persone!!! pochissimi amici, il resto zii e cugini vari, e non eravamo nemmeno al completo!
La torta era uno spettacolo... per gli occhi ma anche per il palato! ve lo assicuro... e guardate cosa ha messo come decorazione: due orsetti vestiti da marinaretti (dove li avrà scovati!?!?)

torta nuziale
Il babà che le avevo chiesto c'era, ed era anche corredato di diversi piccoli babbaini, ma credete che sia riuscita a fotografarlo???? è mancato poco che nemmeno riuscissi ad assaggiarlo!
La serata è stata un tornado di baci, abbracci, foto e presentazioni ufficiali, perché molti non conoscevano ancora Marco e nessuno conosceva i suoi genitori... non nascondo che ad un certo punto mi sono sentita "presa dai turchi" perché non sapevo a cosa o a chi dare la precedenza... però ho fatto un bel pieno d'affetto!
Il taglio della torta è stato dei più classici

taglio della torta
con tanto di brindisi a bicchieri incrociati...

brindisiah! una piccola nota sul mio abbigliamento: mentre finivamo di preparare le ultime cose qualcuno (non la Mami, che capisce in pieno il mio spirito) mi ha chiesto:-"Valeria, ma non vai a vestirti?"... preciso che non ero nuda, ovviamente!

Il giorno dopo, approfittando della bellissima giornata, abbiamo fatto una gita ad Amalfi e Ravello, che i miei suoceri toscani non avevano mai visto.
Sorvolo sui disguidi tecnici che hanno ritardato di molto la nostra partenza (traghetti ridotti ad una sola corsa, orari degli autobus non aggiornati, attese interminabili) e che hanno rischiato di far crollare il mio sistema nervoso non più abituato alla "filosofia" meridionale, e mi concentro solo sulla bellezza sempre viva della Costiera Amalfitana.
Prima tappa Amalfi e il suo bellissimo duomo, con il Chiostro del Paradiso... i monaci mica erano scemi!
chiostro del paradiso e campanile
Manca una foto della facciata del duomo, che la meritava senz'altro, ma che volete fare... l'ho fotografata talmente tante volte che in questa circostanza proprio non ci ho pensato...
Poi con un autobus siamo andati a Ravello che si trova sopra Amalfi, sulla montagna che domina la Costiera.
Ravello è un oasi di tranquillità... passeggiando lungo le viuzze che portano a quella che secondo me è la villa più bella del posto, Villa Cimbrone, abbiamo incontrato un glicine secolare
glicine secolare
e fiori di tutti i colori

datura

piccolo fiore

ibisco
i giardini di Villa Cimbrone sono molto belli e, vista la stagione, erano pieni di alberi carichi di sorbe e ciclamini
prato di ciclamini
il panorama dalle sue terrazze è mozzafiato

terrazza a strapiomboquesto terrazzino con la ringhiera di ferro battuto che contribuisce alla piena visione dello strapiombo sulla roccia, mette a durissima prova il labirinto: farebbe venire le vertigini anche a un paracadutista! ma a parole non si può spiegare... dovete andarci e affacciarvi... poi capirete cosa intendo dire!

panorama verso minoriil panorama dalla villa: la Costiera Amalfitana verso Minori, direzione Salerno...

panorama verso Amalfiil panorama dalla villa: la Costiera Amalfitana verso Amalfi, direzione Napoli...

Gli strapiombi delle rocce lungo la strada visti dall'autobus all'andata, hanno non poco spaventato i toscani, timorosi di precipitare con tutto il pesante mezzo nel mare blu cobalto sottostante (mai successo, ma capisco che chi non ci è abituato può averne un'impressione piuttosto terrificante), per cui al ritorno abbiamo optato per un più comodo e panoramico traghetto (e per fortuna almeno una corsa pomeridiana c'era!)

sul traghetto
lasciandoci alle spalle un magnifico tramonto...

tramonto

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